{"id":54,"date":"2008-03-02T10:51:42","date_gmt":"2008-03-02T09:51:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.prolococantalice.it\/Wordpress\/?page_id=54"},"modified":"2008-04-27T23:12:28","modified_gmt":"2008-04-27T22:12:28","slug":"fraz-s-liberato","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.prolococantalice.it\/Wordpress\/?page_id=54","title":{"rendered":"Fraz. S. Liberato"},"content":{"rendered":"<p class=\"testoBold\" align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"wp-content\/uploads\/2008\/02\/san-liberato.gif\" alt=\"San Liberato\" \/><\/p>\n<p class=\"testoBold\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">S. Liberato, frazione di Cantalice, \u00e8 un piccolo centro di circa 500 abitan\u00adti ubicato al confine nord del comprensorio comunale. Il nome gli deriva dal <a href=\"http:\/\/www.prolococantalice.it\/pagine\/cultura\/cennistorici_sliberato_storiasanto.htm\" target=\"_self\"><span style=\"color: windowtext\">Santo Patrono<\/span><\/a>, abate agostiniano, a cui \u00e8 intitolata <st1:personname productid=\"la Chiesa\" w:st=\"on\">la  Chiesa<\/st1:personname> parrocchiale costruita su una rupe spugnosa. Questa \u00e8 di origine molto antica. Con il nome di oratorio o monastero, \u00e8 citata nella bolla del 1153 del Papa Anastasio IV inviata al Vescovo di Rieti Dodone, in merito alla delimitazione dei confini dato che la diocesi era divisa politicamente tra il Regno di Napoli e lo Stato della Chiesa; ancora per lo stesso motivo \u00e8 menzionata nella bolla del 1182 del Papa Lucio III a1 Vescovo Benedetto. <st1:personname productid=\"la Chiesa\" w:st=\"on\">La Chiesa<\/st1:personname> di S.Liberato, pur essendo sog\u00adgetta alla giurisdizione canonica della Diocesi di Rieti, come feudo era dipen\u00addente dall&#8217;Abbazia di Ferentillo in Val Nerina e godeva dell&#8217;esenzione da ogni gravame di tasse nei confronti di grandi e piccoli feudatari dal 1178, quando l&#8217;Imperatore Federico I di Svevia, prendendo sotto la sua protezione il Vescovo e la chiesa reatina, concesse tale privilegio <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\"><o:p>\u00a0<\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">Questo certamente favor\u00ec il sorge\u00adre di alcuni nuclei abitativi attorno al piccolo oratorio. Nei primi anni del 1600 fu elevata a parrocchia e, pur essendo ancora sog\u00adgetta all&#8217;Abbazia di Ferentillo, si trovava sotto la giurisdizione canonica della Diocesi di Cittaducale che si era formata nel 1502 con le chiese sottratte alla Diocesi di Rieti nella parte del Regno di Napoli. Dal 1818, soppressa <st1:personname productid=\"la Diocesi\" w:st=\"on\">la Diocesi<\/st1:personname> di Cittaducale, ha fatto parte della Diocesi dell&#8217;Aquila per essere riannessa defi\u00adnitivamente a quella di Rieti nel 1972.<o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><st1:personname productid=\"la Chiesa\" w:st=\"on\"><span style=\"font-size: 10pt\">La Chiesa<\/span><\/st1:personname><span style=\"font-size: 10pt\">, nel corso dei secoli, ha subito vari rifacimenti; l&#8217;interno si pre\u00adsenta diviso in tre navate separate da pilastri in muratura. Di particolare inte\u00adresse \u00e8 l&#8217;altare laterale della navata di destra, sul quale si pu\u00f2 ammirare un pre\u00adgevole affresco di probabile scuola giottesca raffigurante <st1:personname productid=\"la Madonna\" w:st=\"on\">la Madonna<\/st1:personname> con il Bambino. Successivamente, con l&#8217;aggiunta di stucchi riproducenti <span>\u00a0<\/span><st1:personname productid=\"la Santa Casa\" w:st=\"on\">la Santa Casa<\/st1:personname>, l&#8217;altare \u00e8 stato intitolato alla Madonna di Loreto, ancora oggi venerata dalla popolazione. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">In una nicchia della stessa navata, si trova l&#8217;urna contenente 1e reliquie del Santo martire Liberato insieme a quelle dei Santi Aurelio e Feliciano. Esse pro\u00advengono dal cimitero di Ponziano (in Roma), come si legge nella pergamena di accompagnamento e furono consegnate al Cardinale Aloisio Omodei nell&#8217;a\u00adprile del 1683, solo in seguito donate alla Chiesa di S. Liberato. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&#8217;antica origine di questo luogo di culto \u00e8 documentata anche dalla cam\u00adpana maggiore; nell&#8217;epigrafe in latino, su di essa incisa, \u00e8 possibile leggere il luogo e la data della fusione &#8220;REATE 1279&#8243;ed i motivi che rendevano neces\u00adsari i suoi rintocchi &#8220;Chiamo il popolo, piango i defunti, lodo Dio vero, dalla fol\u00adgore e dalla tempesta liberaci Signore, metto in fuga le (pestilentie, rendo gioiose le feste&#8221;. Nell&#8217;epigrafe si legge inoltre la dedica della campana stessa alla &#8220;Madonna della Grandine&#8221; festeggiata il primo di giugno. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">Il piccolo centro di S.Liherato lega il suo nome anche a ricche sorgenti di acqua potabile, attualmente deviate in condotte, mentre gi\u00e0 dal 1400, lungo il percorso delle acque che defluivano abbondanti verso il Lago Lungo, resta documentata la presenza di frantoi per la spremitura delle olive e di mulini per la macina del grano e successivamente del granturco. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">Non mancavano poi i tradizionali lavatoi, testimoni silenziosi di un fati\u00adcoso lavoro ma anche di tante &#8220;ciarle&#8221; tra lo sciabordare dei panni nell&#8217;acqua e lo sfregamento degli stessi sulla pietra. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 10pt\">Nei mulini si portava a termine il ciclico lavoro del contadino; le maci\u00adne azionate dalla forza dell&#8217;acqua, restituivano olio e farina, trasformata poi abilmente in pane e pasta, che per tante generazioni hanno costituito la base di un&#8217;alimentazione semplice e genuina. <o:p><\/o:p><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt; font-family: 'Times New Roman','serif'\">Oggi di questi mulini non restano che ruderi, spesso soffocati da erbe infestanti ma alle moderne generazioni che tornano a riscoprirli, sanno anco\u00adra trasmettere il significato della loro presenza e il fascino della loro storia.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S. 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